Page 51 - Grecia
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lo raggiungono, uno alla coscia e uno al petto.
Cade per terra fuori dal negozio. Loro scappano
via! Sento cinque distinti colpi di arma da fuoco
e poi la macchina fugge via. I cinque colpi mi
fanno ritornare alla realtà. Mi alzo in piedi, incu-
rante della mia gravidanza, corro fuori e vedo il
corpo di mio marito con la faccia a terra. Prendo
il suo volto e lo giro verso di me, Un rivolo di
sangue esce dalle sue labbra. Quella immagine
mi folgora gli occhi, mi gela il cuore. Ritiro la
mano sporca di sangue che ho asciugato dalla
sua bocca, me la pulisco contro la t-shirt bianca.
Sono gelida, calcolatrice, ho il cervello in pancia!
È lui il piccolino che devo partorire a breve a
comandare ogni mia azione. Un breve istante di
timore, la paura di partorire per gli sforzi. No, lui
il piccolino che vive dentro di me mi promette di
stare al suo posto e mi comanda di pensare a suo
padre. Intuisco che lui è già morto ma, quando
sei davanti alla morte vera, che ha ancora il sapo-
re del caldo e del sangue pensi che quel calore
significhi ancora vita. E allora? Corro alla macchi-
na, la porto davanti al negozio e carico il corpo
esanime di mio marito sull’auto e via di corsa
verso l’ospedale di Acapulco. Tocco il pancione
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