Page 38 - Amina
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miseria. Oltre alla povertà, ancora una volta tro-
               vo, anche a Gaza la sporcizia. In verità non è
               una stanza ma una specie di portico e una delle
               pareti è costituita da un pesante telo bianco for-
               nito dalle Nazioni Unite per riparare gli ambienti
               scoperti come questi dalle intemperie. Il piccolo
               che ho in braccio è un amore. Mi guarda con
               i suoi occhioni, ma... puzza! È scalzo e siamo
               a gennaio. Il maglioncino rosso scuro è lercio,
               le manine sono sporche e i pantaloni pesanti
               sono bagnati di pipì. Il piccolo dovrebbe essere
               urgentemente cambiato. Provo a dirlo a Kasim,
               ma la sua risposta è fredda:
                  “Non tocca a noi farlo, e non lo possiamo
               fare!”.
                  Probabilmente è vero, ma mi chiedo come
               sia possibile lasciar vivere un piccolo di tre anni
               e mezzo in questo stato lercio! La donna si alza,
               il suo viso è dolce; mi interroga:
                  “Perché Abuna sei venuto in questo inferno?
               Nessuno vuole venire a Gaza, tutti vogliono la-
               sciare la Striscia”.
                  Amina, il nostro nuovo volto di speranza nel-
               la disperazione, assume un tono forte; i suoi
               occhi neri mi guardano intensamente.


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