Page 36 - Amina
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tratti assente. Mentre mi siedo ecco apparire due
               bambini: sono i suoi figli. Uno deve avere quat-
               tro anni e l’altro due. Non è semplice rapportarsi
               in un contesto musulmano radicale. Il bambino
               più grande si chiama Ibrahim e il piccolino Mo-
               hammed. Si siedono vicino a me. Lei rimane
               invece in piedi. Faccio una mossa falsa, la invito
               a sedersi vicino a me. Vedo che acconsente, ma
               in modo un po’ forzato. Mi rendo conto dopo
               che la legge coranica impedisce all’uomo e alla
               donna di toccarsi.
                  La giovane donna inizia a parlare lentamente
               e Kasim mi traduce:
                  “Padre, qui a Gaza per noi poveri la situazio-
               ne è di grande miseria: non c’è lavoro! Mio ma-
               rito ora non è qui perché esce presto la mattina
               e va in cerca di lavori saltuari: scarica casse di
               verdura e frutta un giorno, l’altro giorno spinge
               carriole di sabbia per costruire un muro, un altro
               giorno ancora spazza per terra un grande corti-
               le. Anche io faccio la stessa cosa: vado in cerca
               di lavoro e in più devo accudire i due bimbi,
               Ibrahim e Mohammed. Nel cuore ho un grande
               dolore. Alcuni mesi fa la mia bambina di appena
               un anno è morta!”:


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