Page 31 - 1. Roccia del mio cuore è Dio
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che essa rivendica a ciascuna piccola persona la sua infi-
nitezza e immortalità» (Sala operatoria Traumatologia
cranica, Ospedale San Giovanni, Roma, anno 1986).
Ringrazio Dio che mia Madre possa ricevere
cure così sofisticate e specialistiche
Tenendole la mano accompagno Mamma sul letti-
no che la porta nel blocco operatorio; a un certo punto
la devo lasciare perché mi devo cambiare e lavare. La-
scio i miei vestiti in un armadio: mi devo spogliare e
indossare una casacca a maniche corte, un paio di pan-
taloni di tela, entrambi di colore verde, calzini bianchi
e zoccoli. Indosso una sorta di cappello e mascherina. Poi
l’accurato rito di lavare gomiti, braccia e mani: il car-
tello indica di lavare e sciacquare per almeno tre mi-
nuti. Sopra questo abbigliamento, prima di entrare in
sala, mi viene dato il camice sterile. Trovo Mamma
nella saletta attigua alla camera operatoria, scherziamo
insieme, e troviamo il tempo per recitare un’Ave Ma-
ria e un Angelo di Dio. Le operazioni di preparazione so-
no già iniziate anche se Lei non si accorge: la pre-ane-
stesia comincia a fare effetto, i risultati delle prime
analisi del sangue (durante l’intervento ne praticheran-
no diversi) sono già arrivati e rivelano ai medici ane-
stesisti i farmaci che devono essere usati. Luca, il Pri-
mario di Anestesia, ci raggiunge e ci rincuora, sarà lui il
responsabile di tutta la parte anestetica – una parte
tanto sconosciuta dai profani quanto di importanza
capitale –; sarà il Prof. Lorini il grande regista del
lungo intervento per quanto riguarda i costanti farma-
ci da somministrare con grande attenzione per mante-
31TI STRINGO AL CUORE CON UN GROSSO BACIONE

