Page 26 - PETRA CORDIS MEI DEUS IN AETERNUM
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.םָלוֹעְל םיִהלֱא  יִקְלֶחְו יִבָבְל  רוּצ                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          -       -

             morte».  E  questo  confronto  che  il  credente  fa  tra  sé  e  coloro  che
             invece, pur non avendo fede, «hanno fortuna», viene portato avanti

             con  una  descrizione  molto  calcata:  questi  uomini,  queste  potenze
             mondane  hanno  tutto,  senza  nessuna  preoccupazione,  si  sentono

             quasi esenti dalle sofferenze e dai timori, pieni di orgoglio e di
             violenza. Sembra la descrizione di certe violenze politiche di cui
             il  mondo  ci  dà  l’esempio,  violenze  che  sembrano  ostentare  una

             assoluta sicurezza; «Scherniscono, parlano con malizia, minacciano
             dall’alto  con  prepotenza».  E  a  un  certo  punto  nasce  in  questa

             esperienza  di  autosufficienza  perfino  un’espressione  pratica  di
             ateismo:  «Come  può  saperlo  Dio,  c’è  forse  conoscenza

             nell’Altissimo?». Dio sembra non curarsi di queste cose.


             L’amarezza si scioglie
             La tentazione viene qui espressa in tutta la sua crudezza, quasi fino al
             limite  della  tollerabilità.  Colui  che  prega,  dopo  essersi  guardato

             intorno,  guarda  ancora  in  se  stesso  e  si  vede  come  abbandonato
             nell’amarezza  tutto  il  giorno:  «...la  mia  pena  si  rinnova  ogni

             mattina». Quando la giornata inizia io guardo avanti a me e dico:
             anche  questa  sarà  una  giornata  senza  sole.  Allora  si  è  portati  a

             concludere  come  Giobbe  dopo  la  lunga  riflessione  che  percorre
             tutto  il  libro:  non  capisco!  «Riflettevo  per  comprendere,  ma  fu

             arduo  agli  occhi  miei,  finché  non  entrai  nel  santuario  di  Dio».
             Questa  sofferenza,  questo  dolore  è  macerato  nel  cuore  di  una
             persona che, nonostante tutto, è rimasta legata a Dio: Non posso

             lasciare il numero dei tuoi figli; non capisco niente, non vedo niente,
             ma sono legato a te!

             È l’esperienza del buio, della desolazione, nella quale non si vede
             nulla, ma si dice: Signore, non ci capisco niente ma sono legato a

             te,  tu  non  mi  abbandonerai.  E  questa  esperienza  viene  premiata:
             «Entrai nel santuario di Dio».

             Che cosa avviene dunque in quest’uomo che ha rimeditato dentro di
             sé questi pensieri? A un certo momento decide; o meglio, gli viene
             data la grazia, il dono di non guardarsi più intorno come se fosse lui

             solo il giudice delle cose, ma di mettersi dalla parte di Dio, entrare



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