Page 77 - Maritza
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quel mostro di José, ma in questo gorgo e in-
gorgo di male, di fetore e di malvagità il fondo
non era ancora toccato. Mentre lei parla io mi
stringo il piccolo Samuel al cuore. Le lacrime
mi scendono e non posso trattenerle né pulirle.
Maritza usa un’incredibile gentilezza. Lentamente
con le sue belle dita rovinate dalle botte e dal
pelar castagne, ruvide e screpolate, mi asciuga
le lacrime:
“Queste tue lacrime sono il più bel regalo che
potevi fare, nessuno fin ora aveva pianto come
tu fai ora tenendo in braccio il mio piccolo teso-
ro. Ma aspetta a piangere, c’è dell’altro”.
Con la voce rotta dalle lacrime le dico:
“Racconta!”.
“Iniziai a girare per Lima, finché trovai una
mia amica che mi accolse in casa per alcuni gior-
ni. Mi presentò suo fratello Rocher. Questa don-
na insisteva che Rocher era un bravo ragazzo
cattolico e che era ancora senza moglie... Era
molto attento a me, troppo attento a me e poco
ai miei figli. Mentre tu mi sembri così attento ai
miei bambini e al mio Samuel, lui non dava mai
una carezza, non li teneva in braccio o parlava
come te. Era morbosamente attento a ogni mio
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