Page 79 - Maritza
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ra nata nel mio ventre. E ora, padre, mi trovo qui
da alcuni mesi. Il piccolino è una grande gioia
e con tutta la forza della mia vita dico che lui è
per me, con tutti gli altri miei figli, il motivo del
mio vivere”.
Guardo con ammirazione quella fragile don-
na di soli trentadue anni, ma con una forza nel
cuore capace di polverizzare il male. Faccio fa-
tica a dire questo, mi vergogno... Forse non lo
dovrei dire, ma scoppio a piangere come un
bambino! Non riesco a frenare il pianto... pian-
go, piango e piango. Mi vergogno e piango!
Non riesco a spiegarmi come mai piango con
un pianto profondo, ininterrotto... La stanchezza,
le condizioni di vita estreme da caldo a freddo,
l’accumulare nel cuore situazioni dure, schifose,
di merda... la solitudine in tutto questo mi ha
portato a quest’incontro, a essere fragile e senza
alcuna protezione. Piango a dirotto, non mi era
mai capitato, e anche ora che scrivo non riesco
a capire. Neppure Maritza capisce il mio pianto!
La giovane ragazza fa alcune cose semplici:
mi prende dalle braccia il piccolo che è bagnato
dalle mie lacrime, mi dà un bicchiere d’acqua
da bere e apre la porta facendo entrare il sole e
i bambini...
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