Page 41 - Paul
P. 41
za. Ma lui, Paul, si mette a piangere come un segnalazione ai nostri superiori per abbandono
bambino e suor Everlyne rimane impressionata. del luogo di lavoro. Così io e il povero Eli ritor-
Da queste parti un uomo non piange mai perché niamo a Fafi. È tempo di Ramadan. Il 31 maggio
suscita commiserazione. Paul se ne frega e pian- dell’anno scorso decidiamo di fare, la sera, una
ge, piange e soprattutto non parla più. Faccio piccola festa. Comperiamo il cibo e predisponia-
portare un bicchiere d’acqua. Lo beve. Lo ab- mo per la cena”.
braccio ma niente: silenzio, un silenzio lungo e Guardo il giovane e lo vedo sconvolto. Jimmy e
imbarazzante, un silenzio pesante, un silenzio Doreen sono attentissimi, suor Everlyne segue con
che puzza di morte, la morte che ha spaccato il due grandi occhi curiosi. Paul prosegue:
cervello di Paul. La violenza non massacra pri- “Ali ci saluta ed esce per la preghiera. Dopo
ma di tutto la carne ma il cuore e la mente e pochi minuti succede il casino. Vedo dalla fine-
crea disagio psichico! Paul mi guarda e a questo stra tre giovani sui vent’anni con divise militari
punto devo interrogarlo. Vorrei accelerare le sue e armati fino ai denti. Stanno parlando di far
risposte, invece prendo tempo: esplodere il vicino ripetitore telefonico. Intui-
“Senti, facciamo così. Prendiamo una pausa, io sco che è un attacco e mi spavento. Cerchiamo
vado al carcere e ci vediamo tra due ore va bene?”. di chiudere la porta, ma la chiave è all’ester-
Forse la frase, forse il suo bisogno di vuotare il no. Ci barrichiamo. Sfondano la porta. Eli si
sacco producono l’effetto desiderato e giungiamo nasconde sotto il letto e io in un armadio ad
al racconto della tormentata storia. Paul riprende ante. I terroristi ci cercano, guardano sotto il
il discorso e inizia a parlare con un filo di voce: letto e trovano subito Eli, poi si avvicinano e
“Per tutte le segnalazioni di pericolo che ci vedono i miei piedi illuminati dalla luna sotto le
erano giunte lasciamo Fafi per un paio di set- ampie ante. Un giovane sui vent’anni, che parla
timane. Dopo circa 15 giorni Ali mi chiama di- in somalo, apre lentamente la porta, mi vede e
cendo che il posto è sicuro e che se non fossi punta il fucile a ripetizione sulla mia fronte. Il
tornato al posto di lavoro lui avrebbe fatto la freddo dell’acciaio sulla fronte calda e sudata
38 39

