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chiese che erano state trasformate in roccaforti
di Daesh. Devastazione in ogni luogo, detriti,
blocchi di cemento. Su una bella colonna della
chiesa, in alto, rimane ancora una insegna dell’I-
SIS, una sua bandiera dal sinistro colore nero.
Mi fa rabbrividire. È la prima volta che la vedo
realmente! Un conto sono i telegiornali, un conto
è la realtà. Mentre guardo in alto non mi rendo
conto che sto pestando un pezzo di quella ban-
diera di plastica nera. La raccolgo. È un piccolo
frammento lungo come un foglio formato A4,
ma si capisce benissimo essere una delle insegne
divelte dell’ISIS. La piego e me la metto in tasca.
La porto a Roma con me e quando parlerò alla
gente della guerra a Mosul farò toccare il pez-
zo di quella insegna per mostrare come questa
guerra sia terribilmente reale! Quasi un trofeo di
guerra, non una reliquia.
Ma se di questo pezzo di bandiera dell’ISIS
posso parlare come di un trofeo, tra le macerie
della furia di Daesh fatte di pietre, fili elettrici,
carta, plastica, mi appaiono dei fogli. Il resto del
libro è inghiottito da alcune pietre. A fatica libero
il volume e mi appare uno sgualcito volume sen-
za copertina. È scritto in arabo. Chiedo a Ivan.
“Padre è una bibbia!”.
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