Page 34 - NASREN
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ragione, non vogliamo far ricordare loro queste
               terribili cose!”.
                  Hamir, il papà di Nasren fa cenno di sì con
               il capo, mentre Jamal traduce dall’inglese al cur-
               do. Poi mi guarda con intensità per capire dove
               voglio andare a finire.
                  Continuo in modo deciso:
                  “Hamir, questa sera vorrei non tanto parlare
               con te o con la tua famiglia, ma solo con tua
               figlia Nasren di quanto è avvenuto”.
                  L’uomo yazida mi interrompe e dice:
                  “No. Non voglio questo! Tu ci devi aiutare a
               lasciare tutti l’Iraq! Non abbiamo neppure lo sta-
               tus di rifugiati...”.
                  Mi rendo conto che sto mettendomi su un
               binario morto. Allora chiedo a Jamal di far ben
               capire quanto sto per dire, Jamal si concentra
               meglio sulle mie parole.
                  “Hamir, forse non ci siamo capiti. Io non so-
               no un politico, neppure un assistente sociale.
               Sono qui come sacerdote per ascoltare il dolore
               inespresso di tua figlia, sono qui a riflettere sulla
               sua sofferenza e a far sì che quanto ha visto non
               sia vissuto invano. La sua triste esperienza può
               trasformarsi in pungolo di riflessione per molte


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