Page 42 - MARIA
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più poveri me le sento come un nodo in gola.
Bevo... e cerco di mandarlo giù. Forse ci riesco
ma, come una grossa pillola, il peso di quella
situazione me lo sento tutto sullo stomaco.
Attracchiamo. Alcuni passi incerti sull’abitazio-
ne galleggiante. La baracca che mi sta davanti è
un’accozzaglia di lamiere e di legno. Alla mia de-
stra, davanti all’ingresso, un grosso contenitore di
acqua potabile blu scuro, alla mia sinistra taniche
più piccole di colore grigio. La suora che è con noi
entra e chiama la ragazza. Dopo un paio di minuti,
dall’interno, apre la tenda e ci fa sedere per terra
su una stuoia. L’abitazione è divisa in due parti:
dove siamo noi deve essere una specie di cucina,
lo intuisco da alcune pentole di metallo, piatti di
plastica e bicchieri riuniti in modo ordinato in un
angolo. Mi siedo. Alle mie spalle una finestra si
apre sull’infernale discarica dal colore chiaro che
contrasta, come un pugno nello stomaco, con il
bel verde della vegetazione avvelenata da quello
schifo. La puzza è molto forte.
La tenda si apre ed esce lei, Chi Phuong. Le
macchie scure della malattia si vedono sulle gam-
be, sulle mani, sulle braccia, sull’occhio sinistro
e sulla parte alta destra della fronte. Immediata-
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