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Qualche bufalo, grosso e stanco, pascola nel prato
vicino. Io inizio a respirare la risaia. Prima di tutto
quello che soffoca è il calore che emanano le ac-
que stagnanti. Sotto il calore del sole, a quaranta
gradi, l’acqua diventa calda e produce calore…
una sorta di bagno turco. I vestiti si bagnano e
ogni sforzo che compi è il doppio di quello che
fai in una condizione normale. Loro sono lì, con la
schiena piegata, dalle sette del mattino alle sette
di sera. Non sanno leggere né scrivere e sui loro
volti bagnati dal sudore vedi la fatica, la fatica
fisica di un lavoro che ti logora.
Una fatica vera, autentica, quella che sfibra il
corpo. Noi non la conosciamo, la diciamo inuma-
na… noi andiamo in palestra per fare fatica. Qui
la fatica è la regina!
Scendo dalla moto. Una contadina alza il capo.
La guardo e lei, curiosa, sorride. Lascio le infradi-
to, sono a piedi nudi, e il terreno scotta. Faccio
fatica a resistere, mentre mi rimbocco i pantaloni
fino alle ginocchia. Thuan mi sorregge. Men, Mia
e Doan mi guardano stupiti. Devo stare attento.
Il fango caldo è scivoloso e non vorrei far la fine
della signora che è caduta con il suo sederone nel
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