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“Non sarà piacevolissimo, don Gigi. Prima di
             tutto ti do un cappello… il sole con il riverbero
             dell’acqua non perdona, e poi un paio di stivali”.
                 Così facendo, Thuan mi mette in testa un clas-
             sico cappello a cono orientale che usano i conta-
             dini e mi porge un paio di stivali luridi.
                 Lo ringrazio gentilmente:
                 “Thuan, la gente normale porta il cappello, ma
             non porta stivali. Entra nell’acqua a piedi nudi. Be-
             ne, io voglio fare come loro!”.
                 Il giovane sorride compiaciuto:
                 “Tu devi avere qualche rotella fuori posto, ma
             la gente sarà orgogliosa di te”.
                 Saltiamo in moto e, dopo dieci minuti, eccoci
             ai campi. Ci saranno una cinquantina di contadini:
             bambini, ragazzi e adulti. Qui i diritti umani non
             esistono. Appena si può lavorare entri nella risaia
             perché, praticamente, nella risaia ci sei nato. Tua
             madre ti portava sulle sue spalle mentre lavorava
             e ora che hai otto anni lavori come i grandi. Forse
             questa abitudine non è poi del tutto sbagliata:
             come si mangia così si lavora. È una legge della
             natura… è così quando si diventa fecondi, si fa
             famiglia a 15 o 16 anni e si è nonni a 30! Nessuno
             scandalo, nessun clamore, ma la semplice e lineare

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