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NEL VILLAGGIO DI KHE NHAO

                 Sono sulla strada del ritorno in Italia, con il
             cuore che scoppia di emozioni raccolte per le stra-
             de paludose e polverose del meraviglioso Vietnam.
             Dopo quattro viaggi di solidarietà finalmente sono
             riuscito a realizzare quanto realizzato in tutti gli
             altri Paesi in cui siamo presenti. Ho vissuto dieci
             giorni da vietnamita, dormendo cinque notti su
             un pavimento e le altre sul tavolo di legno che qui
             sostituisce il letto. Ho mangiato cane, ho gustato
             le diverse verdure, mangiato con i bastoncini, usa-
             to le loro latrine, respirato la loro polvere e la loro
             miseria in un caldo umido infernale. Al termine di
             questi giorni, con infinita stanchezza, scrivo su
             questo iPad, seduto su una poltroncina in aero-
             porto, le impressioni dell’incontro con il villaggio
             di Ke Nhao e le sue sterminate risaie stese sul
             dorso delle colline e disposte a grandi terrazze in
             un panorama da sogno. Un conto è parlare di vita
             nelle risaie, un conto è affondarci il piede nudo e
             starci per un’ora… Basta questo per capire la fatica
             in queste condizioni di grande prova e disagio.
             Questa è la quotidianità nella povertà di queste
             terre dove lo stato comunista non arriva… perché,

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