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legge della vita. Da noi tutto è trasformato: fino a
             18 anni non si può lavorare, poi si deve studiare,
             poi ci si deve sposare bruciando gli anni più belli
             della nostra vita e arrivando a 30 anni, quando qui
             sono nonni, ridotti a grandi bamboccioni con una
             sfilza di titoli accademici altisonanti, ma senza un
             soldo in tasca e senza un figlio in pancia. Abbiamo
             sterilizzato tutti, uomini e donne, fino all’età di 30
             anni in nome della formazione.


                 Se uno spende 30 anni a formarsi e, alla fine,
             non ha un soldo in tasca e un figlio in pancia, che
             diamine vive a fare? La nostra crisi dipende pro-
             prio da questo creare ragazzi senza lavoro, senza
             figli, frustrati e depressi che, nella continua ricerca
             di costruire un futuro intellettuale, si ritrovano con
             un passato sterile e vuoto e si trovano, a 30 anni,
             con il vento nelle mani… Ci si accorge troppo tardi
             di aver perso 30 anni di vita. Questa riflessione
             viene da queste risaie piene di fango, di caldo e di
             sudore, piene di bambini, giovani, adulti e anziani,
             da queste risaie piene di lavoro ma che sono per
             me un laboratorio di alta umanità.
                 La moto corre per il sentiero che diventa sem-
             pre più stretto. A destra e a sinistra gli acquitrini.

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