Page 50 - Kelvin
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“No, Luz Mary, non mi son sbagliato. Questa
               lettera è proprio per te!”.
                  Dovete sapere cari lettori che, per un carcerato,
               una lettera assume un valore inestimabile, incalco-
               labile, perché il significato di una lettera è che qual-
               cuno ti pensa. In una struttura carceraria nessuno
               pensa a te, sei ridotto a un numero, sei depersona-
               lizzato. Nella routine grigia, se non nera e disperata
               del carcere, la lettera che la guardia carceraria ti
               passa – sempre rigorosamente aperta e con una
               forte violazione della tua intimità – le prime volte
               ti indispettisce perché non è più tua, perché qual-
               cun altro l’ha letta, ma poi quella lettera la attendi
               e giochi con essa. ‘Di chi sarà questa lettera?’ Non
               la vuoi guardare perché conosci immediatamente
               le diverse scritture dei tuoi cari. La ricevi con occhi
               chiusi e la pieghi nella mano, esprimi il nome: mia
               figlia Deisy, oppure mia madre Jacqueline... e poi
               apri la mano e ti diverti da morire nel vedere che
               hai indovinato o rimani piacevolmente sorpresa
               perché invece è dell’altra persona. Poi il rito lento
               e studiato della lettura della posta entra in una
               seconda fase. ‘Perché mia figlia mi scrive?’ E allora
               guardi il volto della guardia carceraria alla ricerca
               di qualche emozione che ti possa predire se con-
               tiene notizie buone o cattive, qualche malanno o


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