Page 48 - Kelvin
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Tutte le sue congetture e elucubrazioni, che il
mondo carcerario enfatizza e assolutizza, si sciol-
gono come neve al sole. Il motivo per il quale è
stata chiamata in direzione è di tutt’altra natura.
Ora Luz Mary è confusa. Cosa vorrà questo padre
venuto dall’Italia? E poi, perché ha fatto chiamare
proprio me? Io guardo Luz Mary entrare. Non avrà
più di 33 anni. Lei guarda me e poi il padre fran-
cescano, ma non riesce proprio a capire perché si
trova lì! Gladys, la direttrice la fa sedere...
“Non ti preoccupare. Il motivo per il quale sei
qui è bello e sarai felice”.
La direttrice, che occupa il suo posto al di là
della imponente scrivania, mi guarda e fa segno
di parlare.
“Buon pomeriggio Luz Mary, ti ricordi di me?”.
La ragazza con un gesto del capo dice di sì e
con gli occhi, ora padroni del suo volto, mi lancia
uno sguardo forte e diretto che proteggendosi di
dolcezza, in realtà sottintende: ‘Sì che mi ricordo
di te, ma tu cosa vuoi da me?’ La capacità comu-
nicativa di quegli occhi è formidabile ed è ben
più potente di quella della parola. Dopo un lun-
go soggiorno in carcere si impara a stare zitti, gli
unici a rimanere vivi e a parlare sono gli occhi
dei prigionieri, come era avvenuto a Challapalca.
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