Page 48 - Janet
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no ascoltare il proprio respiro affannoso, lasciano
asciugare le lacrime che da ore bagnano gli occhi e
li rendono rossi dalla paura. Janet, la nostra eroina,
si rende conto che tutto sta finendo, che non uscirà
viva dalla stanza dai letti a castello dove dorme
con altre amiche. I passi si fanno più vicini, dal
portico le voci dei terroristi dai giubbetti imbottiti
di esplosivo si scambiano indicazioni militari:
“In questa ala abbiamo ammazzato tutti... erano
11! E voi?”.
Da questa parte del portico, dove si trova la
stanza di Janet due terroristi rispondono:
“A noi mancano tre stanze. Ne abbiamo uccisi
sette, sgozzandone tre e spappolando la nuca a
quattro con il kalashnikov. Probabilmente anche
noi ne ammazzeremo ancora qualcuno qui den-
tro!”.
Secca una voce del capo militare di Al Shabaab
ordina:
“Fate presto, non ci devono scappare questi
cristiani! Li dobbiamo mandare al loro Dio prima
che arrivi l’esercito”.
Janet ascolta con terrore e stringe forte il cellu-
lare nero. È una ragazza povera. All’Università di
Garissa studiano poveri contadini e pastori. Guarda
le amiche e con le dita fa cenno di tacere. I terro-
risti sono alla porta a fianco, sfondano l’ingresso!
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