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zazione della regione: “Non solo vogliono rubare
l’anima di questi giovani, ma distruggendo le loro
università e uccidendo i loro insegnanti, come è
accaduto sempre nell’est del Kenya lo scorso no-
vembre 2014, vogliono anche spingerli verso le
madrasse, le scuole coraniche. Come Boko Ha-
ram anche gli Shabaab sono ferocemente contrari
alla cultura occidentale”, dice ancora il professor
Robert.
Le vicende dei ragazzi, martiri a Garissa, sono
troppo poco conosciute in Italia. Il nostro libro
associativo Opere di Luce aveva parlato di loro e
aveva raccontato quattro delle loro testimonian-
ze. A tale proposito si può rileggere il paragrafo
Quattro bossoli, quattro testimonianze (cfr pp. 55
e seguenti). Ma in questo viaggio siamo assetati
di volti. È vero, 148 sono i ragazzi morti, ma non
sono solo un numero, sono molto di più. I giorni
dopo il massacro una lodevole iniziativa nel mon-
do della rete web si intitolava così: #147notjusta-
number. In verità si scoprì in seguito che i ragazzi
morti erano non 147, ma 148.
Chiedo a Robert di identificarci un volto, un
volto solo da mettere in copertina per il nostro
instant book: da mostrare al mondo. Un volto che
ci renda concreti tutti i volti dei ragazzi.
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