Page 47 - Janet
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Robert aveva ragione. Sono riuscito a trovare
               anche la foto della ragazza che scrive: Janet. Una
               ragazza dal sorriso luminoso, dolcissima. Questo
               piccolo suo poema d’amore è struggente.
                  Siamo nelle tragiche ore del 2 aprile 2015 pro-
               prio in questo luogo che diviene un mattatoio.
               Janet è spaventata, le ragazze sono nascoste ne-
               gli armadi dei dormitori che visitiamo. Da una di
               queste stanze strappo una mattonella di linoleum
               imbrattata di sangue. Janet è cristiana: ha paura.
               Una sua compagna che riuscirà a scampare al mas-
               sacro ci racconta il terrore delle amiche e di Janet.
               Le amiche hanno un’unica forte speranza: che l’e-
               sercito intervenga. Nel momento della disperazio-
               ne anche una tenue speranza diventa formidabile
               certezza per illudere se stessi, e così avviene. Janet
               crede che l’esercito le salverà. Parlano sottovoce.
               I terroristi sono vicini. Ogni sparo è uno sparo nel
               loro cuore, che rimbomba dalla testa al cuore e si
               confonde con le pulsazioni impazzite per la paura.
               Oltre agli spari terrificanti ci sono le urla, le urla
               di chi è torturato, i rantoli di chi viene sgozzato
               e il respiro soffoca nel fiotto di sangue che esce
               copioso dalla carotide tranciata... e poi il silenzio.
               Quel silenzio assordante dopo gli spari, le urla e
               i rantoli. Pause di silenzio lunghe o brevi. Pause
               che lasciano sentire il proprio cuore pulsare, lascia-

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