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ne che hanno gli occhi sbarrati dal dolore, che
nel loro corpo portano orribili segni di tortura:
tagliati, bruciati, con le ossa rotte in più parti,
con cicatrici sulle mani, sui fianchi, sulla schiena,
sulle gambe, sulla pancia. Un panorama dell’or-
rore incredibile. Ogni volta che visito un luogo
di dolore penso che sia il peggiore del mondo...
poi in un seguente viaggio scopro un orrore più
grande!
Così era avvenuto in Messico dal quale ero
tornato con angosce profonde e l’impossibilità di
dormire per una settimana... Ora qui, a Dadaab,
le storie raccontante fanno impallidire il mondo
dalla paura. In questa realtà di terrore dovuta
alla guerra in atto nei Paesi citati, si aggiunge un
altro fatto di grande dolore. Le persecuzioni si
fanno particolarmente forti nei confronti dei cri-
stiani che sono visti con odio dal mondo musul-
mano. Così essere cristiano, a Dadaab, significa
essere doppiamente perseguitato, a motivo della
guerra, o delle guerre tribali e a motivo dell’o-
dio religioso. Se il campo profughi di Dadaab è
costituito secondo una recente stima da 360.000
persone, i cristiani sono solo il 9 per cento, il
che significa circa 3500 persone. Le storie che
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