Page 55 - JOE
P. 55
tello non ci accoglie perché è pieno di passeg-
geri. Neppure il secondo. Devono affittare una
piccola canoa. Sull’isola capiscono subito che la
ferita è grave. Il femore è spappolato e c’è grosso
rischio di infezione per i pezzi di proiettile che
ho in pancia. Decidono di trasportami in aereo
a Nairobi. La sorte sembra essere buia per me in
quel giorno piovoso. L’aeroporto dove siamo di-
retti, a Nairobi, subisce un calo elettrico e così ci
dirottano al Kenyatta Airport. I padri cappuccini
si spostano da un ospedale a un altro. Riman-
go a Nairobi tre settimane e subisco un primo
intervento che tenta di pulire e asportare, per
quanto è possibile, i frammenti di proiettile che
ho in corpo. Poi, grazie al Ministro della Salute
Maltese mi trasferiscono a Londra dove giungo
per la prima volta. A Londra subisco un secondo
e lungo intervento di ricostruzione e poi tre mesi
di letto, senza muovermi neppure per andare al
bagno o per igiene personale che veniva fatta
tutta a letto. L’uretra però viene compromessa
e iniziano le infezioni e le cure di antibiotici...”.
Fermo il vescovo ed esclamo.
“Come hai fatto a sopportare questo incre-
dibile calvario? Quanto dolore e quanta soffe-
renza!”.
53

