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il nulla e le lacrime. Innumerevoli sono le sigle
               umanitarie UNCHR, FAO, Medici senza Frontie-
               re, Save the Children, presenti per aiutare, ma
               anche questo purtroppo è un enorme business.
               Più volte il vescovo Joe aveva tentato di andare
               a Dadaab per celebrare la messa e finalmente,
               per un serie di motivi fortuiti, c’era riuscito. Pa-
               dre John è il sacerdote diocesano di Garissa che
               presta servizio una volta al mese alla comunità
               cristiana.
                  È domenica mattina, 19 febbraio e, molto
               presto, partiamo per il campo. Sono due ore di
               strada orribile. In una macchina c’è il vescovo
               con Doreen, brother Joseph ed io siamo sedu-
               ti avanti. La seconda macchina invece accoglie
               Jimmy, padre John e due militari di scorta senza
               i quali i permessi per entrare al campo sarebbero
               stati impossibili da ottenere. Lasciamo invece il
               nostro fuoristrada al sicuro nell’episcopio, dove
               abbiamo trascorso la notte in un torrido caldo,
               in stanze povere, semplici ma soprattutto puli-
               tissime.
                  Alle nostre spalle lasciamo Garissa, alla nostra
               destra vediamo la triste Università del massacro
               del 2 aprile 2015 quando 148 ragazzi cristiani
               furono torturati ed uccisi per opera di Al Sha-

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