Page 22 - Ivonete
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sico colpito da un proiettile e completamente
               lacerato da interventi chirurgici riparatori. Ma di
               questo incontro le vere protagoniste sono loro,
               le orrende cicatrici. Divento sordo, forse anche
               per il fatto di non capire bene le spiegazioni di
               Maria Ivonete, ma questo è anche un bene. Il
               mio occhio e le mie dita continuano a vedere e
               toccare. Due altre cicatrici sui fianchi, poi il seno,
               poi quasi vicino alla gola… Toccare una cicatri-
               ce, vederla, significa partecipare di lei. Loro, le
               cicatrici sono lì e mi invitano a entrare dentro,
               a conoscerle e farle mie. Diciotto coltellate, di-
               ciotto pugnalate che urlano, gridano richiesta di
               senso, il ‘perché’… Ma il perché non viene! Maria
               Ivonete dice di non sapere ancora il motivo di
               tanto odio. La sua voce si impasta con le sue
               diciotto cicatrici. Le riconto tutte un’altra volta e,
               mentre le riconto, cerco di parlare loro.
                  Immagino la sofferenza di questa giovane
               donna e il suo spavento! Cerco di immaginare il
               sangue per terra, la donna che grida per le scale,
               i vicini che accorrono… Maria Ivonete continua
               con la paura e lo spavento nella voce:
                  “Lui colpiva alla cieca, senza pietà. Riesco a
               torcergli la mano. Il coltello cade. Lo raccoglie


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