Page 17 - Ivonete
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Parcheggiamo e poi ecco un piccolo cancello di
ferro. A me sembra una delle porte a grate di
una prigione. Il quartiere è popolare. Attraver-
so ripide e strette scalette arriviamo al modesto
appartamento di Maria Ivonete. La donna ci ac-
coglie. Guardandola meglio inizio a vedere delle
cicatrici. Suor Elisabetta saluta il piccolo di 3 anni
Juan Lucas che deve essere suo figlio. Il compa-
gno della donna, alto e forte, Renato, visibilmente
più giovane di lei, ci lascia. Maria Ivonete deve
essere, più o meno, sulla quarantina. La suora
introduce la mia visita e la donna mi accoglie con
un bellissimo sorriso. Inizia così il nostro difficile
incontro a motivo della lingua, ma i contenuti
sono talmente forti che superano il linguaggio
perché le cicatrici parlano da sole e parlano in
tutte le lingue gridando violenza.
“Maria Ivonete, sono un prete italiano, vengo
da una diocesi del nord e faccio parte di una
piccola associazione dedicata alla memoria di
mia madre Santina. In questo viaggio vorremmo
incontrare storie di dolore e speranza che possa-
no far riflettere noi in Italia. Mi ha detto la suora
che tu hai vissuto una forte prova… Te la senti di
raccontarla? Vuoi invece che rimanga tutta tua?”.
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