Page 23 - Ivonete
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furioso e continua a colpire. In me il dolore au-
               menta a dismisura quando mi infila il coltello in
               pancia. Tiro una sedia, apro la porta. Il vicino
               arriva e mi protegge nella fuga. Rafael assatanato
               tenta di aprire la porta che il vicino ha chiuso
               dall’esterno. Non ci riesce. Tenta, dalla finestrel-
               la che dà sulle scale, di raggiungermi. Io sono
               fuori, in un bagno di sangue… Lui fugge! Arriva
               l’ambulanza che mi porta all’ospedale. Arriva la
               polizia che inizia a cercarlo… Lo trovano a casa
               sua che, ancora invasato, urla e assale i poliziotti.
               Gli devono sparare un colpo di pistola alla gam-
               ba per prenderlo”.
                  Pazzesco! La desolazione è grande. Maria Ivo-
               nete mi mostra le foto scattate dalla polizia in cui
               si vedono, ancora fresche, le coltellate. La guardo
               e la accarezzo.
                  “Dimmi: com’è possibile? Come è stato il tuo
               passato con loro?”.
                  La donna alza il volto verso di me:
                  “Forse questa è la parte che oggi mi fa più
               male. In dieci anni io sono stata per Rafael una
               madre, ho cercato di aiutare lui e il padre in tutti
               i modi.


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