Page 30 - Halima
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Kenya
halima
continuiamo!”. Fa molto caldo... Lei beve a
canna e dopo di lei bevo pure io, dalla stes-
sa bottiglia. Questo semplice gesto crea
meraviglia nelle due donne musulmane, ma
il condividere la vita di una persona signifi-
ca compromettersi, significa ingoiare quello
che lei ha masticato, significa inghiottire il
sorso di acqua che lei ha bevuto: altrimenti
non capisci, scrivi, ma la sua vita non ti entra
nel sangue, ed io voglio che la vita di Maua
mi entri nel sangue!
Dopo aver bevuto, Mishi continua a tra-
durre la storia di Maua. “Arrivata al carce-
re, padre, mi schedano e mi prendono le
impronte digitali, mi mettono la divisa del
carcere, questa che ancora oggi ho addos-
so, e così inizia il mio calvario: dall’anno 2011
all’anno 2014 vivo in questa prigione, in atte-
sa di giudizio. Finché... – la ragazza respira
forte e continua più veloce, quasi a sputare
un boccone disgustoso – finché arriva il ter-
ribile giorno della sentenza: condannata a
morte per impiccagione!”. Chiedo a Mishi di
ripetere: non ho capito bene? Condannata
a morte per impiccagione? Sì, risponde la
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