Page 18 - Gerusalemme
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.םָלוֹעְל םי ִהלֹא - ֱ יִקְלֶחְו י ִבָבל - ְ רוּצ
Andremo alla casa del Signore. E ora i nostri piedi si fermano alle tue porte, Gerusalemme! » (Sal
121 [122], 1-2).
Nel Nuovo Testamento, questa « concentrazione » dello spazio sacro ha il suo culmine in Cristo,
che è ormai personalmente il nuovo « tempio » (cfr Gv 2, 21), in cui abita la « pienezza della
divinità » (Col 2, 9). Con la sua venuta, il culto è destinato a superare radicalmente i templi
materiali, per farsi culto « in spirito e verità » (Gv 4, 24). In Cristo, poi, anche la Chiesa è
considerata dal Nuovo Testamento « tempio » (cfr 1 Cor 3, 17), e persino lo è ciascun discepolo di
Cristo, in quanto abitato dallo Spirito Santo (cfr 1 Cor 6, 19; Rm 8, 11). Tutto ciò evidentemente
non esclude che i cristiani, come la storia della Chiesa dimostra, possano avere luoghi di culto; è
necessario tuttavia che non si dimentichi il loro carattere del tutto funzionale alla vita cultuale e
fraterna della comunità, nella consapevolezza che la presenza di Dio per sua natura non può essere
racchiusa in nessun luogo, giacché tutti li permea, avendo in Cristo la pienezza della sua
espressione e della sua irradiazione.
Il mistero dell'Incarnazione, dunque, rimodula l'esperienza universale dello « spazio sacro », da un
lato ridimensionandola, dall'altro sottolineandone in termini nuovi l'importanza. Il riferimento allo
spazio è infatti contenuto nello stesso « farsi carne » del Verbo (cfr Gv 1, 14). Dio ha assunto in
Gesù di Nazaret le caratteristiche proprie della natura umana, compresa la necessaria appartenenza
dell'uomo a un determinato popolo e a una determinata terra. « Hic de Virgine Maria Iesus Christus
natus est » – ha una sua peculiare eloquenza questa espressione posta a Betlemme proprio nel luogo
in cui, secondo la tradizione, Gesù è nato: « Qui dalla Vergine Maria è nato Gesù Cristo ». La
concretezza fisica della terra e le sue coordinate geografiche fanno tutt'uno con la verità della carne
umana assunta dal Verbo.
4. E per questo che, nella prospettiva dell'anno bimillenario dell'Incarnazione, avverto forte il
desiderio di andare personalmente a pregare nei principali luoghi che, dall'Antico al Nuovo
Testamento, hanno conosciuto gli interventi di Dio, fino a raggiungere il vertice nel mistero
dell'incarnazione e della pasqua di Cristo. Questi luoghi sono già indelebilmente presenti nella mia
memoria, da quando nel 1965 ebbi l'opportunità di visitare la Terra Santa. Fu un'esperienza
indimenticabile. Ancora oggi torno volentieri alle pagine ricche di emozioni che allora scrissi. «
Giungo in questi luoghi che Tu hai riempito di Te una volta per sempre... O luogo! Quante volte,
quante volte ti sei trasformato prima che da Suo divenissi mio! Quando Egli ti riempì la prima volta,
non eri ancora nessun luogo esteriore, eri soltanto il grembo di sua Madre. Oh, sapere che le pietre
su cui cammino a Nazaret sono le stesse che il suo piede toccava quando era ancora Lei il Tuo
luogo, unico al mondo. Incontrarti attraverso una pietra che fu toccata dal piede di Tua Madre! O
luogo, luogo di Terra Santa – quale spazio occupi in me! Perciò non posso calpestarti con i miei
passi, debbo inginocchiarmi. E così attestare oggi che tu sei stato un luogo d'incontro. Io
m'inginocchio — e metto così il mio sigillo. Resterai qui col mio sigillo – resterai, resterai – e io ti
porterò con me, ti trasformerò dentro di me in un luogo di nuova testimonianza. Io parto come un
testimone che renderà la sua testimonianza attraverso i secoli » (K. Wojtyla, Opere letterarie. Poesie
e drammi, Libreria Editrice Vaticana 1993, p. 124).
Quando scrivevo queste parole, oltre trent'anni fa, non avrei immaginato che la testimonianza a cui
allora mi impegnavo, l'avrei resa oggi come successore di Pietro, posto a servizio di tutta la Chiesa.
E una testimonianza che mi inserisce in una lunga catena di persone, che da duemila anni sono
andate a cercare le « orme » di Dio in quella terra, giustamente chiamata « santa », quasi
rincorrendole nelle pietre, nei monti e nelle acque, che fecero da scenario alla vita terrena del Figlio
di Dio. E noto dall'antichità il diario di viaggio della pellegrina Egeria. Quanti pellegrini, quanti
santi, hanno seguito il suo itinerario nel corso dei secoli! Anche quando le circostanze storiche
turbarono il carattere essenzialmente pacifico del pellegrinaggio in Terra Santa, dandogli un volto
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