Page 17 - Gerusalemme
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.םָלוֹעְל םי ִהלֹא - ֱ  יִקְלֶחְו י ִבָבל - ְ  רוּצ


            LETTERA DEL SOMMO PONTEFICE GIOVANNI PAOLO II SUL PELLEGRINAGGIO
            AI LUOGHI LEGATI ALLA STORIA DELLA SALVEZZA


            1. Dopo anni di preparazione, siamo ormai alle soglie del Grande Giubileo. Molto è stato fatto in
            questi anni, in tutta la Chiesa, per predisporre questo evento di grazia. Ma ora, è venuto il momento
            di  provvedere,  come  nell'imminenza  di  un  viaggio,  agli  ultimi  preparativi.  In  realtà,  il  Grande
            Giubileo  non  consiste  in  una  serie  di  adempimenti  da  espletare,  ma  in  una  grande  esperienza
            interiore da vivere. Le iniziative esteriori hanno senso nella misura in cui sono espressione di un
            impegno più profondo, che tocca il cuore delle persone. Proprio a questa dimensione interiore ho
            voluto richiamare tutti, sia nella Lettera Apostolica Tertio millennio adveniente, che nella Bolla di
            indizione del Giubileo Incarnationis mysterium. Entrambe hanno avuto un'accoglienza cordiale e
            vasta.  I  Vescovi  vi  hanno  attinto  indicazioni  significative  e  i  temi  proposti  per  i  vari  anni  di
            preparazione sono stati ampiamente meditati. Di tutto ciò voglio esprimere gratitudine al Signore e
            sentito apprezzamento sia ai Pastori che all'intero Popolo di Dio.
            Ora  l'imminenza  del  Giubileo  mi  suggerisce  di  proporre  una  riflessione,  connessa  con  il  mio
            desiderio di fare personalmente, se Dio vorrà, uno speciale pellegrinaggio  giubilare, sostando in
            alcuni dei luoghi che sono particolarmente legati all'incarnazione del Verbo di Dio, evento a cui
            l'Anno Santo del 2000 direttamente si richiama.
            La mia meditazione si porta, dunque, ai « luoghi » di Dio, a quegli spazi che Egli ha scelto per
            mettere la sua « tenda » tra di noi (Gv 1, 14; cfr Es 40, 34-35; 1 Re 8, 10-13), così da consentire
            all'essere umano un incontro più diretto con Lui. Completo così, in certo senso, la riflessione della
            Tertio millennio adveniente, in cui la prospettiva dominante, sullo sfondo della storia della salvezza,
            era quella della fondamentale rilevanza del « tempo ». In realtà, la dimensione dello « spazio » non
            è meno importante di quella del tempo nella concreta attuazione del mistero dell'Incarnazione.

            2.  A  prima  vista,  parlare  di  determinati  «  spazi  »  in  rapporto  a  Dio  potrebbe  destare  qualche
            perplessità. Non è forse lo spazio, non meno che il tempo, interamente sottoposto al dominio di
            Dio? Tutto infatti è uscito dalle sue mani e non c'è luogo dove Dio non si possa incontrare: « Del
            Signore è la terra e quanto contiene, l'universo e i suoi abitanti. E lui che l'ha fondata sui mari e sui
            fiumi l'ha stabilita » (Sal 23 [24], 1-2). Dio è ugualmente presente in ogni angolo della terra, sicché
            il mondo intero può considerarsi « tempio » della sua presenza.
            Ciò  non  toglie,  tuttavia,  che  come  il  tempo  può  essere  scandito  dai  kairoì,  momenti  speciali  di
            grazia, in modo analogo lo spazio possa essere segnato da particolari interventi salvifici di Dio. E
            questa, del resto, un'intuizione presente in tutte le religioni, nelle quali si trovano non solo tempi,
            ma anche spazi sacri, nei quali l'incontro col divino può essere sperimentato in modo più intenso di
            quanto non avvenga abitualmente nell'immensità del cosmo.

            3.  Rispetto  a  questa  generale  tendenza  religiosa,  la  Bibbia  offre  un  suo  specifico  messaggio,
            collocando il tema dello « spazio sacro » nell'orizzonte della storia della salvezza. Essa, da una
            parte, mette in guardia dai rischi insiti nella definizione di tale spazio, quando ciò avviene nella
            prospettiva  di  una  divinizzazione  della  natura  —  si  ricordi,  in  proposito,  la  forte  polemica  anti-
            idolatrica  dei  profeti  in  nome  della  fedeltà  a  Jahvè,  Dio  dell'Esodo  —  dall'altra,  non  esclude
            un'utilizzazione  cultuale  dello  spazio,  nella  misura  in  cui  ciò  esprime  pienamente  la  specificità
            dell'intervento  di  Dio  nella  storia  di  Israele.  Lo  spazio  sacro  viene  così  progressivamente  «
            concentrato » nel tempio di Gerusalemme, dove il Dio di Israele vuole essere onorato e, in certo
            senso, incontrato. Al tempio si volgono gli occhi del pellegrino d'Israele e grande è la sua gioia,
            quando raggiunge il luogo dove Dio ha posto la sua dimora:  «  Quale gioia, quando mi dissero:



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