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ALAA crIstIAno IrAcHeno
Ne avevamo parlato a lungo e avevamo già
affrontato tutto ma quando è arrivato il momento
dell’incontro con i profughi, l’emozione è esplo-
sa! Desideravo veramente incontrarli ma quando
don Gigi ci ha comunicato che saremmo stati soli
nelle famiglie, un po’ di timore mi ha avvolto.
Timore di non essere in grado di gestire la si-
tuazione, di non riuscire a comunicare, di essere
sopraffatta dalle paure e perdere così un’occasio-
ne unica, quella di condividere un po’ di tempo
con i nostri fratelli cristiani. Ho atteso con gran-
de emozione l’assegnazione delle famiglie, uno
scambio di nomi, qualche piccola incertezza e,
alla fine, mi viene presentato un uomo che con
un grande sorriso mi fa un cenno di saluto. Si
chiama Alaa ed è iracheno. Saliamo tutti su un
pulmino che ci porta alle rispettive dimore. Don
Gigi è con noi, ci sta vicino e ci accompagna,
vuole conoscere tutte le famiglie e ci avvia a
questa nuova esperienza paternamente. Arriva il
mio turno, saluto gli amici, guardo allontanarsi
il caro Don Gigi e con lui le mie sicurezze ed
entro nella realtà di chi ha dovuto lasciare tutto
perché cristiano.
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