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loro stessa vita. Immagini ferme su bambini, sui
loro occhi di una tristezza infinita, sulle lacrime
che non troveranno fine; la disperazione delle
madri per i loro figli, dei padri che non riescono
a proteggere o portare in salvo la propria fami-
glia e garantirne il futuro.
Ho riempito intere pagine di facebook di “Li-
ke”, “Like”, “Like” e avevo già dimenticato tutto?
Dimentico, dimentichiamo troppo presto!
Per uno strano “gioco del destino” ho la pos-
sibilità di poter fisicamente fare qualcosa per
quegli occhi che reclamano pace, di far sentire
che un po’ di umanità esiste ancora, che abbia-
mo udito, seppur da lontano, l’urlo straziante del
loro dolore e adesso siamo con loro... adesso ho
ri-trovato il perché alla mia partecipazione e mi
sento pronta a entrare con convinzione in un
campo profughi.
Ma, quando tutte le difficoltà sembrano es-
sere superate, il Don ci annuncia che ognuno
di noi sarebbe stato assegnato a una delle nove
famiglie: siriana o irachena, cattolica o musulma-
na trascorrendo con loro un’intera notte!!! L’in-
contro con il responsabile Caritas in Giordania
si rivela provvidenziale: ci chiede di portare tra
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