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pare è il piccolo Savyo, 3 anni, che è nato con
         una paralisi cerebrale infantile e una cardiopatia
         grave. Lo guardo e penso, con una sorta di de-
         formazione professionale, a quanti ausili e dispo-
         sitivi medici vengono dati a un bambino nella
         stessa situazione in Italia per fargli vivere una
         vita migliore. E mentre questi pensieri prendono
         forma nella mia mente, lo sguardo si accorge
         che Savyo non ha nulla, assolutamente nulla di
         tutto questo, e quindi, nel nostro standard, la sua
         vita è ancora più difficile. Però non gli manca
         l’affetto dei genitori e dei fratelli che, pure non
         essendo molto più grandi di lui, lo coccolano a
         turno prendendolo in braccio. Improvvisamen-
         te arriva il mio turno e mi trovo tra le braccia
         questo piccolino. L’emozione è forte: mi dico
         che il Signore ha voluto mettere sulla mia strada
         questo bambino per farmi riflettere su cosa vuol
         dire essere diversamente abili in una situazione
         difficile come quella della famiglia di Hani.
            Cerco con discrezione di capire un po’ meglio
         qual è la storia di queste persone, ma non è faci-
         le. Hani non risponde alle domande se non con
         cenni della testa ma, dopo qualche insistenza, si
         apre. Grazie all’aiuto di Bhnam e soprattutto di

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