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offesa riportando una disabilità permanente. La
loro casa viene distrutta e la loro unica salvezza
è fuggire dall’Iraq ed entrare come profughi in
Giordania aiutati dalla Caritas. È Alaa che mi
racconta tutto mentre la moglie e i figli ascoltano
in silenzio, è sempre lui che mi mostra i segni
della tortura subita e che mi consegna tutti i
referti sanitari della moglie come a testimoniare
con documenti cartacei la tragedia che hanno
vissuto. Raccolgo tutto il materiale ma la mia
attenzione ricade sui volti silenziosi di ognuno
di loro. Alaa che sente la grande responsabilità
della sua famiglia e che dietro a un aspetto forte
di chi ha sopportato torture terribili, nasconde
un animo sensibile capace di commuoversi a un
mio abbraccio. Rana che porta i segni di quella
violenza subita che l’ha privata della sua giovi-
nezza e i ragazzi Ayad, Delal e Hatim che mi
regalano immensi sorrisi anche se nei loro occhi
è ancora ben presente la paura.
Il tempo passa e noi continuiamo a parlare,
la stanchezza è sparita ed è rimasta solo la voglia
di stare insieme e di vivere ogni momento di
questa esperienza. La notte trascorre e arriva il
momento di salutarsi. Abbracci, baci, numeri di
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