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provo grande ammirazione. Inizio a raccontare il
nostro pellegrinaggio e mi aiuto con le dispense
che don Gigi ha preparato per noi. Mi ricordo
dell’immagine calpestata della Madonna di Qa-
raqosh. Scorro le pagine fino ad arrivare alle foto
della chiesa distrutta e del quadro deturpato e
sia Hani che Bhnam si agitano:
“Questa è la nostra parrocchia, noi andavamo
a messa lì, conosciamo bene quel quadro!”.
Io faccio fatica a trattenere l’emozione. Non
è un caso che io sia qui con loro. Lo ha deciso il
Signore e ha voluto darmi un segnale per farmi
capire che essere in questo luogo, qui e ora, è
una grazia che ha voluto donarmi.
Molto umilmente ripeto le parole di don Gigi:
coloro che soffrono, gli ultimi, sono la carne di
Gesù. Bhnam esclama sorridendo:
“Tu vuoi molto bene a Gesù!”.
Non ho la forza di rispondergli con la cer-
tezza che questa semplice frase rimarrà dentro
di me per sempre, trasformata in una domanda.
Arriva il momento di andare a letto e Hani
mi offre una sorta di pigiama. Mentre lo indosso
sento un buonissimo odore di fresco e di pulito
che stride con la casa in cui siamo, spoglia e de-
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