Page 70 - FAHMI
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di Mohammed, il primogenito, il suo sguardo
         spento rivolto alla parete.
            Alle 4 mi sveglia un altoparlante di una vicina
         moschea che recita le preghiere. Mi alzo per an-
         dare in bagno. Adnan sta pregando inginocchia-
         to. Non riesco più a riprendere sonno. Penso alla
         disperazione di questa giovane coppia, al futuro
         dei loro figli. Penso alla loro dignità composta
         nell’ospitarmi. Penso a cosa potremmo fare per
         loro, ma non trovo risposta. Non mi resta che
         recitare una preghiera.
            Alle 5 Adnan entra nella stanza e mi offre il
         caffè. Inutile dire di no. Tento di bere quel caf-
         fè. Penso di aver bevuto altre volte del pessimo
         caffè lontano dall’Italia, ma questo non lo batte
         nessuno!
            Sono le 5 e 15 minuti e arriva il pulmino con
         don Gigi a riprendermi. Un ultimo sguardo e
         una carezza ai bambini, un saluto rispettoso alla
         moglie che ricambia e un abbraccio ad Adnan
         che, prima di lasciarmi andare, mi sussurra in
         un orecchio:
            “Non dimenticarmi”.
                                      Emanuele Berbenni



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