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che portano via nell’altra stanza tutte le vivande.
Ormai è l’una e mezza. Sono distrutto.
Adnan continua a parlarmi, a chiedermi aiu-
to. A mia precisa domanda, risponde che la Cari-
tas giordana non lo aiuta più come i primi mesi.
È un giovane padre disperato, che non trova
lavoro e pertanto non vede futuro migliore per
sé e per i propri figli.
“L’unico mio investimento” mi ripete più vol-
te.
“Adnan ti aiuteremo” gli dico e, sfinito, gli
chiedo se possiamo coricarci. Lui annuisce. So-
no ormai le due di notte. Mi dice di scegliere il
giaciglio che preferisco e mi porta una bottiglia
d’acqua fresca. Poi si ritira augurandomi buona
notte.
Stupito rimango da solo nella loro stanza più
confortevole. Mi chiedo come faranno a dormire
in sei nell’altra stanza. Mi han dato da mangiare
tutto quello che avevano e, per dormire, la metà
più bella della loro casa. Non ho nulla da dare
loro in cambio. Ma perché ho dato ascolto a
don Gigi che ci ha raccomandato di non portare
nulla, né denaro né regali? Con questi pensieri
mi addormento: negli occhi ho l’immagine fissa
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