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MIAdA crIstIAnA sIrIAnA
Mercoledì 16 agosto ore 01.47
Prendo carta e penna per fissare le emozioni
provate nell’umile dimora (una ex-chiesetta piut-
tosto malconcia) di Miada, una giovane vedova
siriana. Unica testimone, un’adorabile bimba di
4 anni che irrompe nella stanza solo per vedere
cosa sto scrivendo e soprattutto come lo sto fa-
cendo. Se solo mi capisse le direi di aver incon-
trato in quella minuscola casa composta di due
squallidi locali la grande dignità di una madre, la
sua che, prendendomi per mano, mi accompa-
gna all’ingresso e mi accoglie con la generosità
che solo chi ha un cuore puro possiede.
Ad attendermi ci sono altre due figlie di 15 e
19 anni, due adolescenti che ricordano tanto le
mie studentesse. Sono proprio loro che, con uno
stentato inglese, mi aiutano a superare l’imba-
razzo e a entrare in punta di piedi in un mondo
dove il tempo si è fermato. È una comunicazione
fatta soprattutto di sguardi e di silenzi. Non vo-
gliono sapere nulla di me... e non hanno molta
voglia di raccontarsi. Percepisco la loro muta
richiesta di aiuto... Sento la loro attesa... L’attesa
di qualcosa o di qualcuno che forse non arriverà
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