Page 65 - FAHMI
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Don Gigi abbraccia i quattro bambini che
         Adnan gli presenta velocemente. Scuote la testa
         mentre scatta due foto. Mi saluta dicendo che
         avrebbe voluto fermarsi lui, viste le condizioni di
         estrema povertà e bisogno, e se ne va. Ora sono
         solo e constato che le mie preoccupazioni erano
         tutte fondate. La nausea continua a crescere.
            La casa dove Adnan e la sua famiglia sono
         ospitati da profughi è una sorta di garage, con
         due stanze divise da una parete. A fianco è stato
         ricavato uno spazio adibito a cucina, in un corri-
         doio coperto da lamiere, che conduce a uno spa-
         zio angusto con la latrina. La povertà è assoluta.
            Mi colpisce il primogenito di Adnan, Moham-
         med di 9 anni, con un tutore al braccio destro e
         immobile, perché non alza mai lo sguardo e il
         suo viso è costantemente rivolto alla parete che
         divide le due stanze. Il padre mi racconta che
         soffre di un’emiparesi destra, ma non riesce a
         spiegarmi il motivo: il suo inglese è peggiore del
         mio e neanche “google traslator” – applicazione
         a cui ricorre con il cellulare Adnan – ci è d’aiuto.
            La secondogenita, Fathia di 7 anni, soffre di
         epatite C. Il papà mi dice con orgoglio che è
         molto brava a scuola, anche se un attimo dopo

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