Page 43 - ESHA
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sia partorire e questo ci castra nel capire la vita
come la capisce una donna! Mentre Esha parla,
nel mio cuore nasce un canto alla donna, al suo
essere madre e a realizzare in questo la parte
che la rende infinitamente più vicina a Dio del
maschio: il gesto di dare la vita! A una donna
come Esha non serve tagliare il clitoride per as-
soggettarla. Il suo essere madre di due bambini
ha vinto questa castrazione e l’ha trasformata in
un uragano contro questo crimine. Mentre Esha
beve il bicchiere di acqua, mi chiedo: “Che tipo
di uomo è quello che fa sesso con una donna a
cui è stato mutilato il clitoride? Non prova ver-
gogna per il suo basso istinto sessuale che gli
blocca il cervello e lo rende un animale? Non
prova repulsione nel godere e nel vedere la pro-
pria donna lontana da lui? Ma come è possibile
costruire un’identità maschile in questo modo?
È ancora possibile parlare di uomo maschio?”.
Esha ha ripreso a parlare e in questa calda
mattina di febbraio, a Garissa, mi pongo di nuo-
vo in ascolto. Esha non vuole parlare. Mi pone
una domanda:
“Tu, don Gigi, prete cristiano come giudichi
questo?”.
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