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liceo, non ho alcuna competenza profonda e
teologica dell’Islam, ma mi sembra una prati-
ca così stonata... al punto da essere fuori legge
e bandita, perseguita in termini legali. Proprio
facendo queste considerazioni di carattere reli-
gioso, durante la mia seconda lunga degenza in
ospedale durata 40 giorni, ho trovato la forza di
denunciare senza mezzi termini questa barbarie.
La mia prolungata sofferenza, la mia preghiera
ad Allah, e anche la lettura del Corano hanno
reso questa mia denuncia, ora, un nuovo mo-
tivo di vita dopo i miei figli. Non mi vergogno
più di quanto ho subito, anzi; con fatica e con
difficoltà come in questo momento, arrossendo
e non trovando sempre le parole appropriate, a
volte piangendo, altre volte rimanendo in silen-
zio, denuncio con forza, in modo spietato, con
la forza dei leoni delle nostre savane, questo
crimine che ho subito! Trovo tante, infinite dif-
ficoltà. Qualcuno mi vuole chiudere la bocca,
ma io questa volta non taccio e sono felice che
tu faccia conoscere in Italia la mia storia. Voglia
il cielo che tante persone leggano la mia storia,
ascoltino la mia voce e mi aiutino nella denun-
cia, non mi lascino sola!”.
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