Page 39 - ESHA
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Esha, con i suoi bellissimi occhi, sembra
               chiedere a me la risposta alla sua domanda,
               ma in me quella domanda produce invece una
               cascata di considerazioni amare. Guardo Esha
               in silenzio e dico a me stesso: “Guarda in che
               baratro di dolore e non senso è finita l’umanità
               accecata, l’umanità che non è guidata da un
               valore spirituale, dove il Vangelo non è giunto.
               Che abisso e che baratro di cattiveria diviene il
               cuore dell’uomo! Ma se dovessi per caso seguire
               questo folle ragionamento di mutilazione geni-
               tale femminile, ma almeno perché non usano
               una terapia antidolorifica e soprattutto perché
               non suturano la ferita che può divenire piaga,
               che può perdere abbondante sangue, che può
               infettarsi, che può dare la morte? Che senso ha
               tutto questo?”.
                  La domanda non esce dalle mie labbra. Vor-
               rei abbracciare Esha ma, invece, niente di tutto
               questo. Custodisco nel silenzio più profondo
               queste mie domande, quando non ci sono pa-
               role per consolare è molto più dignitoso stare
               in silenzio, stare vicino, ma non parlare... solo
               ascoltare! Esha ha tanto, troppo bisogno di es-
               sere ascoltata, costretta per anni a un ermetico


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