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DOAN


            Volo Hanoi – Mosca.  Aereo colmo alla follia.
            Distrutto dal viaggio vado al mio posto preno-
         tato e mi trovo seduto vicino a un primo pazzo
         che, nel giro di tre minuti, mi dice di non toc-
         carlo. Come ben sapete i seggiolini della classe
         economica sono sempre più stretti e c’è una bella
         differenza tra sfiorare casualmente e toccare.
            L’uomo parla in inglese ma con un accento
         russo inconfondibile. Lo zittisco passando al rus-
         so, lingua che ho tristemente appreso negli anni
         passati e che ho cercato di dimenticare, ma nei
         momenti di incazzatura l’adrenalina mi au-
         menta il cervello. Inizia un battibecco che mi la-
         scia esterrefatto. Se volo fino a Mosca con questo
         lo uccido. Tronco la conversazione e mi rivolgo
         molto stizzito alla hostess. Appena decollati mi
         offre un altro posto in fila centrale vicino a un
         grasso ebreo che non ha assolutamente gradito
         l’esortazione a lasciarmi il posto libero vicino a
         lui.
            Ci mette non più di venti minuti a farmi in-
         cazzare la seconda volta allargando le sue enor-
         mi braccia ciccione impedendomi di appoggiare

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