Page 83 - Diana
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fluentemente l’arabo. Sicuramente la sua strada di
         pace in Siria non è stata percorsa dalle autorità e
         purtroppo nemmeno qui. Dove sia finito Al Bagh-
         dadi nessuno lo sa. Molti dicono che viva nascosto
         in alcuni di questi tuguri qui a Mosul.
            Lasciamo i resti della moschea verde e ci diri-
         giamo verso la chiesa di San Domenico. Una volta,
         qui, c’erano i domenicani e la chiesa era un piccolo
         gioiello. Le strade sventrate hanno ancora le scrit-
         te con spray nero dell’ISIS inneggianti allo Stato
         islamico. A Mosul nel 2017 le chiese erano com-
         pletamente aperte, sventrate e alla mercé di tutti.
         Oggi, invece, sulla riva destra del Tigri, abbiamo
         trovato le chiese chiuse con catenacci e militari di
         presidio. Gli scarponi calpestano di tutto: pezzi di
         stoffa, vetri, materassi, lampadine rotte, tubi divel-
         ti, pezzi di mobili… e, in fondo alla strada, appare
         la chiesetta con la croce divelta e le mura abbat-
         tute, il campaniletto spezzato da una cannonata.
            C’è un soldato. Mentre ci avviciniamo vediamo
         che ha il volto coperto. Ci avviciniamo troppo e
         ci punta il fucile contro, ci intima di fermarci e di
         mostrare bene le mani. Sento il ghiaccio! Mi ricordo
         dell’israeliano al confine tra Striscia di Gaza e Isra-
         ele che, nello scorso gennaio, dopo avermi fatto

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