Page 85 - Diana
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tivi. Io, ad esempio, sono qui, proteggo la tua chiesa
e questo non è visto bene. Devo tenere il volto co-
perto per poi continuare a vivere la mia vita norma-
le a Mosul. Ti faccio una domanda: ‘Metteresti in
pericolo la tua vita per proteggere una moschea?’”.
Divento rosso… e, nel mio cuore, la risposta è
che probabilmente è l’ultima cosa che farei: rischia-
re la mia vita per una moschea! Questa incredibile
frase detta da un giovane soldato musulmano che, a
Mosul, rischia la sua vita per proteggere una chiesa
cristiana è stata come una coltellata profonda! Tutta
la notte seguente ho pensato alla pazzia e alla bon-
tà di quel ragazzo e, vi confido, ci devo pensare an-
cora, e tanto! La sua azione paradossale mi ricorda
la regione di Garissa in Kenya dove un musulmano
che ho incontrato si rifiutò di scendere dal pullman
sul quale dovevano rimanere solo i cristiani per
essere sterminati. A Garissa quell’uomo disse: “Se
ammazzate loro dovete ammazzare anche me!”. Qui,
ancora una volta, un giovane musulmano rischia la
sua vita per proteggere una chiesa! Il ragazzo mi
chiede il numero di WhatsApp. Glielo do. Lui mi pro-
mette che mi chiamerà. Qualche parola di inglese la
parla. Giuro che mi piacerebbe scrivere un libro su
di lui, sul suo coraggio e sulla sua bontà. Il dialogo
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