Page 81 - Diana
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datteri e due mele verdi forse più per dare qualche
cosa alla vecchia che vende le sue verdure che per
la fame. Ivan, nello zaino, ha una grossa bottiglia
di due litri. Anch’io, nel mio zaino, ne ho un’altra.
Ci fermiamo in un luogo all’ombra e cercando di
razionare l’acqua, laviamo i tre grossi pomodori e ce
li mangiamo. Il sapore è buono ma il caldo li rende
non proprio piacevoli da mangiare. Mandiamo giù
in tre bocconi caldi i nostri pomodori, sbucciamo le
mele e assaggiamo anche qualche dattero… Poi, do-
po aver bevuto abbondantemente, ci rimettiamo in
marcia: occhiali da sole e cappello a larghe falde. Il
caldo del mezzogiorno sembra sopire anche i rumo-
ri. La gente sta al riparo nelle case e noi, come due
folli, giungiamo alla moschea dalla cupola verde.
Una forte emozione mi invade. Ricordo le imma-
gini della televisione in questi anni. In questi quattro
anni era il cuore dello Stato islamico e tutto l’occi-
dente guardava alla moschea al-Nuri e ad Al Bagh-
dadi come il cuore nero dell’ISIS. Ci arrampichiamo
su una casa diroccata dai cui resti del terrazzo pos-
siamo vedere le rovine della moschea bombardata
nel 2017. Un senso di tristezza profonda mi invade.
Da questo luogo Al Baghdadi comandava di sgoz-
zare i cristiani, di aprire le tombe dei cristiani e di
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