Page 77 - Diana
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qualche metro davanti alla donna. Lei è velata e,
vedendomi, mostra qualche apprensione. Il marito,
dalla lunga barba nera, mi fissa con diffidenza.
Ivan interviene con un gentile saluto a stem-
perare la situazione:
“Salam Alehum… Stiamo andando alla moschea
al-Nuri, ci indichi la strada?”.
Forse preso alla sprovvista l’uomo cambia
espressione e ci indica la strada.
“Andate a vedere come gli iracheni e gli ameri-
cani hanno ridotto la moschea schiantando tutte le
case attorno! Un terrore incredibile in quei giorni…”.
Chiedo a Ivan di domandare di più ma, secco,
il mio autista mi zittisce:
“Stiamo zitti e non domandare altro. Ci è an-
data molto bene che non ha chiesto altro e ci ha
congedato indicandoci la strada. Qui, Gigi, il so-
spetto è sempre forte e ricordati che tu sei un
occidentale, uno di quelli che qui ha bombardato!
Devi sapere che quei fanatici dell’Isis hanno risve-
gliato nella gente sciita di Mosul un sentimento
che si era assopito dai tempi di Saddam. Saddam
era di Tigrit, un villaggio non distante da Mual, e la
gente amava il suo presidente divenuto, per i folli
americani, nemico e dittatore. La guerra contro
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