Page 48 - Amina
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conformista di visitare Gaza: senza le macchine
               e la scorta dei cristiani, ma con un musulmano
               e la figlia. I tre amici di Ibrahim sorridono com-
               piaciuti e mi fanno posto per sedere. Chi più mi
               impressiona è Ibrahim, con la sua folta barba
               che immediatamente richiama al mio cuore gli
               esponenti di Hamas. Kasim forse se ne accorge
               e mi dice in inglese:
                  “Padre non guardare alla barba, non è mem-
               bro di Hamas ed è malato alla schiena: non può
               lavorare e mia figlia Sadra fa saltuariamente umili
               servizi. Il grande guaio è che a Gaza non c’è
               lavoro, come tu ben sai”.
                  Mentre Kasim parla, Sadra, la figlia, scostando
               un’altra grossa tenda di color marrone, entra nel
               terrazzo. I piccolini salterellano attorno a loro e io
               me li abbraccio tutti uno per uno: sono i sei figli.
                  Come Amina, e forse più di Amina, Sadra è
               una osservante ed è tutta velata, anche le mani
               sono molto coperte da maniche volutamente più
               lunghe di quelle europee. Tutti a piedi nudi... e
               siamo al 31 dicembre. Il freddo è intenso sul lito-
               rale di Gaza. Iniziamo a parlare. Mi portano un tè
               bollente alla menta. Sadra e Amal ci lasciano, co-
               me è usanza wahabita, ed entrano nelle misere


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