Page 47 - Amina
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IBRAHIM
Dalla casa di Amina, Kasim mi conduce, per
strade sterrate ricoperte solo a tratti da asfalto
consunto, in un’altra casa, quella della figlia Sa-
dra e del genero Ibrahim. Sadra è sorellastra di
Amal, avuta dal padre da un’altra moglie. Par-
cheggiamo ai margini di un marciapiede lordo.
Pochi passi ed entriamo da una porta di colore
verde in una palazzina che non è stata ultimata.
Praticamente esiste solo la struttura in cemento
armato, nient’altro: non c’è attacco idrico, non
c’è luce, non ci sono porte ma solo grossi teloni
di panno lurido che permettono di entrare in
quelli che sarebbero dovuti essere appartamenti.
Due rampe di scale e ci troviamo su un terrazzi-
no. Ibrahim è seduto su un divano a ridosso del-
la parete. Sta sorseggiando del tè con gli amici.
Davanti a lui, nello spazio di alcuni metri, una
tettoia dove accatastato alla rinfusa si trova di
tutto. Verso l’esterno del palazzo c’è un pollaio
in cui si trovano tre magre galline.
“Salam Aleikum!”.
Così Kasim saluta le persone. Prosegue poi,
in arabo, parlando di me e del mio modo non
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