Page 75 - Ashur
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ashur BEIDA: QUANDO DIO TI CHIEDE DI UCCIDERE TUO FIGLIO
che io le dia nuovamente la mia attenzione,
e continua. “Il terzo giorno, all’alba, le esplo-
sioni riprendono: ora è Edward a decidere.
Siamo cristiani, non ci convertiremo all’islam
e quindi dobbiamo lasciare tutto e andare via,
perché altrimenti qui – oltre alla casa – ci lascia-
mo la vita! Sai, padre, cosa significa scappare
senza niente? Con i quattro stracci che indossi
e la ragazzina storpia che si aggrappa alla tua
mano? Mi volto indietro a guardare ancora
un’ultima volta la nostra casa, mi scendono
due grossi lacrimoni e poi... via verso Duhok.
A Duhok finiamo sotto il grande tendone del
campo profughi delle Nazioni Unite! In quel
campo profughi, a Edward viene un infarto.
Padre, dopo aver perso la casa perde anche
la salute, perché da quell’infarto esce paraliz-
zato per metà. Sai, padre, cosa significa avere
un infarto in un campo profughi? Nello squal-
lore più profondo, nella depressione per aver
perso tutto... perdi la salute! Mi ritrovo con
una figlia storpia e un marito paralizzato, sen-
za casa, sotto un tendone...”.
Cavolo! Che storia fuori di testa! Una sto-
ria drogata di dolore, quella di Beida. E che
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