Page 74 - Ashur
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ashur                                                                              BEIDA: QUANDO DIO TI CHIEDE DI UCCIDERE TUO FIGLIO

         che io le dia nuovamente la mia attenzione,
         e continua. “Il terzo giorno, all’alba, le esplo-
         sioni riprendono: ora è Edward a decidere.
         Siamo cristiani, non ci convertiremo all’islam
         e quindi dobbiamo lasciare tutto e andare via,
         perché altrimenti qui – oltre alla casa – ci lascia-
         mo la vita! Sai, padre, cosa significa scappare
         senza niente? Con i quattro stracci che indossi
         e la ragazzina storpia che si aggrappa alla tua
         mano? Mi volto indietro a guardare ancora
         un’ultima volta la nostra casa, mi scendono
         due grossi lacrimoni e poi... via verso Duhok.
         A Duhok finiamo sotto il grande tendone del
         campo profughi delle Nazioni Unite! In quel
         campo profughi, a Edward viene un infarto.
         Padre, dopo aver perso la casa perde anche
         la salute, perché da quell’infarto esce paraliz-
         zato per metà. Sai, padre, cosa significa avere
         un infarto in un campo profughi? Nello squal-
         lore più profondo, nella depressione per aver
         perso tutto... perdi la salute! Mi ritrovo con
         una figlia storpia e un marito paralizzato, sen-
         za casa, sotto un tendone...”.
            Cavolo! Che storia fuori di testa! Una sto-
         ria drogata di dolore, quella di Beida. E che

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